martedì 30 novembre 2010

Ai sensi e per gli effetti dell’art. 367 c.p.p.

Delitti contro l’amministrazione della giustizia: la simulazione di reato, di cui all’art. 367 c.p.

                                              

Ai sensi e per gli effetti dell’art. 367 c.p.  “Chiunque, con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’Autorità giudiziaria o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, afferma falsamente essere avvenuto un reato, ovvero simula le tracce di un reato, in modo che si possa iniziare un procedimento penale per accertarlo, è punito con la reclusione da uno a tre anni”.
In via preliminare, si deve affermare che il bene giuridico tutelato nel reato di cui in oggetto è il normale funzionamento della giustizia, che viene protetto anche dal pericolo di essere promosso per un reato immaginario. Più in particolare, la ratio legis dell’articolo 367 è quella di impedire che l’attività giudiziaria venga espletata in relazione a reati immaginari.
Il presupposto obiettivo del reato di simulazione è la possibilità che dal fatto falsamente denunciato (cd. falsa notitia criminis) scaturisca un’azione penale.
Si tratta di un reato comune, a forma vincolata e di danno avente natura di pericolo dove il tentativo non è configurabile. Il predetto reato si perfeziona nel momento e nel luogo in cui la denuncia viene presentata oppure nel momento in cui l’Autorità giudiziaria sia venuta a conoscenza delle tracce simulate di reato. Queste ultime sono gli indizi materiali di un reato, come le impronte, la presenza di alcune macchie di sangue, lo scasso di una finestra etc…
Inoltre, la simulazione di reato, di cui all’art. 367(1) c.p., è anche un reato istantaneo che si perfeziona con la semplice denunzia idonea a provocare anche soltanto delle investigazioni e degli accertamenti da parte della polizia giudiziaria.
Secondo il mio modesto parere, si deve rilevare che la simulazione di reato è un reato plurioffensivo, in quanto gli interessi tutelati dalla norma sono oltre che il normale svolgimento dell’attività giudiziaria anche l’interesse a che non vengano coinvolte in un procedimento penale delle persone che non hanno nulla a che fare con i fatti che il reo ha simulato. In estrema sintesi, nella predetta fattispecie incriminatrice i soggetti passivi sono due ossia la Stato e le persone che vengono coinvolte nel procedimento penale.
L’elemento psicologico del reato è rappresentato dal dolo generico, consistente nella coscienza e volontà delle condotte tipiche. Infatti, l’agente deve avere la consapevolezza e la reale volontà di presentare una denuncia non veritiera o di creare artificiosamente le tracce di un reato mai venuto ad esistenza. In particolare, il soggetto agente deve avere la consapevolezza che la simulazione può dar luogo all’instaurazione di un procedimento penale.
L’elemento materiale del reato si può manifestare sotto la forma di due condotte alternative. Nella simulazione c.d. reale o indiretta la condotta consiste nel simulare le tracce di un reato mentre, invece, nella seconda c.d. formale o diretta la condotta consiste nella falsa affermazione che è avvenuto un reato. Tuttavia, è necessario che la falsa affermazione dell’esistenza del reato sia contenuta in una denuncia, querela, richiesta o istanza, diretta all’Autorità giudiziaria oppure ad un’altra Autorità che a quella abbia l’obbligo di riferirne.
Restano ancora da analizzare, per completezza espositiva, gli aspetti procedurali del reato di cui in oggetto. Pertanto, si tratta di un reato di competenza del Tribunale in composizione monocratica (art. 33-ter) che è procedibile d’ufficio (art. 50 c.p.p.) dove le misure precautelari dell’arresto e del fermo non sono consentite; per il delitto della simulazione di reato l’azione penale si esercita con la citazione diretta a giudizio di cui agli artt. 550 e ss. c.p.p.
In riferimento ai rapporti con altri reati si deve rilevare che la differenza tra il delitto di simulazione di reato e quello di calunnia consiste nel fatto che nel primo e non anche nel secondo manca l’accusa a carico di taluno. Infatti, nella simulazione di reato non si incolpa, come nella calunnia (art. 368 c.p.), taluno di un reato che si sa essere innocente o si simulano a suo carico le tracce di un  reato. In sintesi, si tratti di un reato di minore gravità rispetto alla calunnia tanto che è punito con delle pene di gran lunga più basse.
Di particolare importanza è specificare che, ai sensi e per gli effetti dell’art. 370 c.p., la pena viene diminuita se la simulazione di reato concerne un fatto preveduto dalla legge come contravvenzione.
In conclusione, la simulazione di reato, pacificamente riconosciuta come un reato di pericolo, richiede che con la denuncia all’Autorità venga falsamente affermato che un reato è avvenuto, in modo che possa iniziare un procedimento penale per accertarlo.

(1) In tema di simulazione di reato  (art. 367 c.p.), la denuncia all’Autorità nella quale si affermi falsamente un delitto mai avvenuto costituisce corpo di reato che, in quanto tale, deve essere sottoposto a sequestro ed acquisito agli atti del procedimento; ne consegue che le affermazioni ivi contenute debbono essere valutate nel loro complesso e sono interamente utilizzabili ai fini della prova degli elementi costitutivi del delitto in questione; mentre del tutto in conferente, al riguardo, è il richiamo al disposto di cui all’art. 63 c.p.p. che sanziona con l’inutilizzabilità le dichiarazioni autoindizianti rese dalla persona indagata o imputata senza le garanzie previste dalla legge. Cassazione  penale, sezione  V,  sentenza  14  dicembre  2005, n. 45291

venerdì 5 novembre 2010

Per la Cassazione l’evasione fiscale dell’IVA è punibile con la reclusione.

Anche la cassazione penale rigorosa con gli evasori: punibile con la reclusione il contribuente che non versa l’Iva se il comportamento si prolunga oltre il 27 dicembre dell’anno successivo a quello di riferimento.
Anche la Suprema Corte si dimostra intransigente sull’evasione fiscale.

Secondo la sentenza n. 38619 del 3 novembre 2010 rischia la reclusione da sei mesi a due anni chi non versa l’iva dichiarata, se il mancato pagamento si estende oltre il 27 dicembre dell’anno successivo a quello di riferimento. 
Per Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV e fondatore dello “Sportello Dei Diritti” la decisione in esame è importante anche per il calcolo temporale del comportamento omissivo anche per la verifica di applicazione del beneficio dell’indulto. 
Il Tribunale di Ancona, infatti, aveva applicato questo beneficio nei confronti di un uomo che non aveva versato l’iva dichiarata nell’anno 2005. 
Mentre il Procuratore generale presso la Corte d’appello del capoluogo marchigiano aveva presentato ricorso affermando l’inapplicabilità dell’indulto, in quanto secondo la procura il reato si era consumato nel vigore della nuova normativa, la quale prevede, per coloro i quali omettono il pagamento dell’iva, un trattamento sanzionatorio equivalente a quello previsto per il sostituto che non versa le ritenute d’acconto.
 I giudici di piazza Cavour hanno quindi accolto il ricorso sostenendo che “per la consumazione del reato non è sufficiente un qualsiasi ritardo, ma occorre che l’omissione del versamento dell’imposta dovuta si protragga fino al 27 dicembre dell’anno successivo al periodo d’imposta di riferimento”.







di GIOVANNI D'AGATA
http://bellaciao.org/it/spip.php?article27774

domenica 31 ottobre 2010

UOMO AVVISATO,MEZZO SALVATO !!!!!

AUTOSTRADE PER L'ITALIA E PAVIMENTAL spa 
IL 03 MARZO 2009 FURONO "RI"AVVISATE TRAMITE RACCOMANDATA ...
E AD OGGI CONTINUANO AD AFFIDARE I LORO LAVORI A CNS  !!!!!


sabato 30 ottobre 2010

sabato 23 ottobre 2010

A14, auto invade un cantiere: muore sul colpo Antonio Grazioso, 41 anni, che lavorava per l’impresa Cns.

L'incidente è avvenuto nel tratto tra Castel S.Pietro e Bologna S.Lazzaro.
La vittima è Antonio Grazioso, 41 anni, sposato e padre di 2 figli. 
Pare che il conducente della Citroen abbia perso il controllo per un colpo di sonno.

Alle 4.30 circa di oggi e’ avvenuto un incidente all’altezza del chilometro 25 della A14 Bologna-Taranto, nel tratto tra Castel S.Pietro e Bologna S.Lazzaro, in direzione di Milano.
L’incidente ha visto il coinvolgimento di una sola auto, proveniente da Cuneo, che ha invaso un’area di cantiere correttamente segnalata, tranciando le transenne. E' morto sul colpo Antonio Grazioso, 41 anni, operaio di origini campane che lavorava per l’impresa Cns. Grazioso era sposato e padre di 2 figli.
E' da escludere che l'automobilista fosse ubriaco o sotto effetto di stupefacenti. L'alcoltest e il narcotest sono, infatti, risultati negativi. La vettura ha centrato e ucciso sul colpo il guardiano di cantiere, residente nel Bolognese, che in quel momento era insieme ad altri tre addetti ai lavori, che sono rimasti illesi. Secondo quanto ricostruito dalla Polstrada, il conducente della Citroen C4, un cuneese di 65 anni, ha perso il controllo della vettura per un colpo di sonno. E’ stato lui stesso a riferirlo agli inquirenti. La sua posizione è al vaglio del pm di turno Francesco Caleca che aprirà un fascicolo per omicidio colposo.

Falsificano un documento della Guardia di Finanza, quattro denunce

Falsificano un documento della Guardia di Finanza, quattro denunce

Falsificano un documento della Guardia di Finanza, quattro denunce
Falsificano un documento della Guardia di Finanza, quattro denunce
La Guardia di Finanza di Sora ha denunciato quattro persone per il reato di falsità materiale in atti commessa da privato.
I fatti scaturiscono dal ritrovamento, da parte delle Fiamme Gialle di Sora, di un verbale di operazioni compiute che riportava lo stemma della Repubblica, l’intestazione della Tenenza della Guardia di Finanza di Sora e il nominativo di due militari che, effettivamente, prestano servizio presso il citato Reparto.
Nulla di strano in tutto questo, salvo il fatto che quel processo verbale non è mai stato redatto dalla Tenenza di Sora, né dai militari indicati né da altri militari in forza al Reparto.
Sono state quindi, avviate specifiche indagini che, grazie all’acume investigativo dei finanzieri, hanno consentito di individuare le persone che, a vario titolo, avevano commesso il reato.
Infatti, attraverso una meticolosa attività investigativa è stata individuata, dapprima, la persona che aveva ricevuto l’atto falso e, successivamente, altre tre persone che hanno materialmente redatto e trasmesso il falso verbale della Guardia di Finanza.
Al termine del servizio è stato accertato che tutti e quattro le persone identificate – che hanno formato, in tutto, l’atto falso – fanno capo ad una società commerciale avente sede nell’hinterland sorano.
La falsità effettuata – relativa ad un atto pubblico che, come tale, fa fede fino a querela di falso -, è stata utilizzata nell’ambito dell’attività amministrativa posta in essere dalla citata società.
Le quattro persone identificate sono state denunciate, in concorso tra loro, per il reato di falsità materiale di atti pubblici commessi da privati e, in attesa del processo, rischiano una pena detentiva da uno a tre anni.
L’operazione di servizio, coordinata dal Comando Provinciale di Frosinone, è una ulteriore testimonianza dell’attenzione che il Corpo esplica, quotidianamente, sul territorio a garanzia della legalità e della tutela della fede pubblica di cui il cittadino ne sente sempre più il bisogno.
http://www.ilpuntoamezzogiorno.it/2010/10/20/falsificano-un-documento-della-guardia-di-finanza-quattro-denunce/

Guardia di Finanza: Sora, ritenute d'acconto e contributi non versati per circa 5.8 milioni di euro

Scoperta dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Frosinone una ingente evasione fiscale
E’ stato individuato dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria un articolato sistema di evasione fiscale e di sommerso di lavoro, realizzato attraverso la “dissimulazione” di alcune voci stipendiali degli emolumenti corrisposti ai soci/lavoratori, al fine di ottenere indebiti risparmi d’imposta e di contributi previdenziali e assistenziali.
L’attività ispettiva ha interessato un periodo di 5 anni, ed è stata particolarmente complessa e laboriosa in quanto i Finanzieri hanno dovuto ricostruire gli effettivi imponibili fiscali e contributivi per oltre 200 soggetti che, per ogni annualità, sono risultati percettori di emolumenti in parte aritifciosamente “dissimulati” sotto diverse voci stipendiali non soggette a tassazione. Al termine delle operazioni è stato scoperto un particolare artifizio contabile con il quale venivano corrisposti emolumenti in evasione fiscale e contributiva. Sulla base di quanto scoperto sono state contestate ritenute d’acconto d’imposta (IRPEF ed IRE) non operate e non versate per circa 3 milioni di euro, ritenute previdenziali ed assistenziali INPS non versate per circa 2,8 milioni di euro e l’ omesso versamento di IVA per oltre 1,5 milioni di euro. E’ stato inoltre scoperto anche 1 soggetto intento a prestare il proprio lavoro in “nero”. Con questa ennesima attività ispettiva, è stato inferto un duro colpo ad un ingegnoso e pericoloso sistema evasivo meticolosamente architettato dagli amministratori della cooperativa allo scopo di sottrarsi al pagamento di quanto dovuto all’Erario. L’attività ispettiva conclusa fa ancora una volta emergere una vera e propria piaga sociale che è legata al lavoro nero o irregolare. L’impegno dei finanzieri, in attuazione delle direttive governative per la caccia agli evasori rimane alto e costante, in quanto il controllo delle violazioni di natura fiscale e contributiva, rappresenta uno dei tasselli più rilevanti dell’operatività degli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza, a salvaguardia degli interessi economico-finanziari dello Stato.

La GdF scopre ritenute d'acconto e contributi non versati per 5,8 mln di euro

SORA - Scoperta dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Frosinone una ingente evasione fiscale e contributiva messa in atto da una cooperativa operante nel settore dei servizi. E’ stato individuato dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria un articolato sistema di evasione fiscale e di sommerso di lavoro, realizzato attraverso la “dissimulazione” di alcune voci stipendiali degli emolumenti corrisposti ai soci/lavoratori, al fine di ottenere indebiti risparmi d’imposta e di contributi previdenziali e assistenziali.
"L’attività ispettiva - si legge in una nota del Comando Provinciale - ha interessato un periodo di 5 anni, ed è stata particolarmente complessa e laboriosa in quanto i Finanzieri hanno dovuto ricostruire gli effettivi imponibili fiscali e contributivi per oltre 200 soggetti che, per ogni annualità, sono risultati percettori di emolumenti in parte aritifciosamente “dissimulati” sotto diverse voci stipendiali non soggette a tassazione.
Al termine delle operazioni è stato scoperto un particolare artifizio contabile con il quale venivano corrisposti emolumenti in evasione fiscale e contributiva. Sulla base di quanto scoperto sono state contestate ritenute d’acconto d’imposta (IRPEF ed IRE) non operate e non versate per circa 3 milioni di euro, ritenute previdenziali ed assistenziali INPS non versate per circa 2,8 milioni di euro e l’ omesso versamento di IVA per oltre 1,5 milioni di euro.
E’ stato inoltre scoperto anche 1 soggetto intento a prestare il proprio lavoro in “nero”. Con questa ennesima attività ispettiva, è stato inferto un duro colpo ad un ingegnoso e pericoloso sistema evasivo meticolosamente architettato dagli amministratori della cooperativa allo scopo di sottrarsi al pagamento di quanto dovuto all’Erario. L’attività ispettiva conclusa fa ancora una volta emergere una vera e propria piaga sociale che è legata al lavoro nero o irregolare. L’impegno dei finanzieri, in attuazione delle direttive governative per la caccia agli evasori rimane alto e costante, in quanto il controllo delle violazioni di natura fiscale e contributiva, rappresenta uno dei tasselli più rilevanti dell’operatività degli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza, a salvaguardia degli interessi economico-finanziari dello Stato".

Bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale per oltre 3 milioni, una denuncia nel frosinate

Coinvolto l'amministratore di una società operante nel settore edilizio che rischia una condanna che va dai tre ai dieci anni.
http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Lazio/Bancarotta-fraudolenta-ed-evasione-fiscale-per-oltre-3-milioni-una-denuncia-nel-frosinate_311121171780.html

Le Fiamme gialle di Sora hanno infatti scoperto un'evasione fiscale e contributiva messa in atto da una cooperativa operante nel settore dei servizi.

http://www.iltempo.it/frosinone/2010/10/20/1210338-nuovo_colpo_della_finanza_scoperta_evasione_milionaria.shtml

Denunciato dalla Guardia di Finanza di Sora, in provincia di Frosinone l'amministratore di una societa', operante nel settore edilizio, per un'evasione fiscale di oltre 3 milioni di euro e bancarotta fraudolenta.

http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=512243
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